DRAGAN CULIC

 

DRAGAN CULIC

Dragan Culic – opera su carta 70×100 cm

Dragan Culic – olio su tela 50×70 cm


DRAGAN CULIC BIOGRAFIA 

Dragan Culic è nato a Sarajevo (Bosnia) nel 1958. Si è laureato nel 1981 all’ Accademia di Belle Arti di Sarajevo. Dal 1983 è membro dell’ Associazione degli Artisti di Bosnia ed Erzegovina “Ulubih”.

Dal 1980 ha partecipato a più di trenta mostre personali, alcune delle quali nelle più importanti città come Sarajevo, Belgrado, Mostar, Lubiana, Ancona, Macerata, Jesi, Ferrara, Genova, Roma. Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui alla IV Triennale Internazionale del Disegno-Wroclaw ’88.

Ha realizzato opere presso le Colonie degli Artisti Internazionali, è vincitore dei premi di pittura e le sue opere si trovano nelle collezioni di importanti gallerie d’ arte contemporanea italiane ed estere e negli spazi di enti pubblici. Dal 1995 vive e lavora in Italia e a Sarajevo.

Quella di Dragan Culic è una pittura concettuale. Probabilmente è riduttivo chiamarla pittura, perché Dragan crea un’ osmosi tra linguaggi e tecniche diverse. Nella stessa opera non è infrequente rintracciare materiali e metodi che sembrano voler indicare, da parte dell’artista, la sapienza di tutta la storia di questa forma espressiva così colta e popolare al tempo stesso.

Egli arrivò dunque in Italia e subito espose ad Ancona (Atelier dell’Arco amoroso), come attesta un piccolo ma ricco catalogo del ’95, le sue opere tormentate che sembravano riprodurre, trasfigurate, le esplosioni che aveva negli occhi. Culic ha vissuto in prima persona, facendo la spola tra Ancona e Sarajevo, la storia di questi anni, e la sua vena è cambiata con lui.

Le immagini di Dragan sono difficilmente codificabili, tuttavia potrebbero (e così si direbbe di noi) appartenere ad una sorta di figurazione fantastica, dal sociale allo spaesamento della visione, ora fortemente iconica, ora palesemente aniconica. Certamente esistono – ed è del tutto normale – alcune forti contaminazioni. Intanto il Picasso di “Guernica”. Quindi la stravolta figurazione anomala di Francio Bacon, che è un po’ il papà di tutta la figurazione critica del ‘900, in ogni sito del mondo.

In un periodo precedente La guerra, l’artista dipingeva singolari iconografie umane (assai spesso in collusione con un misterioso cavallo) allineate diligentemente tanto da creare con gli interstizi una sorta di inferriata. Segno forte e deciso, graffiante e perentorio. Cauto e misurato l’intervento del colore. Certamente, le immagini pregnanti non erano poi tanto consolatorie, tuttavia una leggera membrana di humor e di ironia ne accentuava la curiosità e l’intriganza. Poi, ad un certo punto, anzi da una precisa data storica (1992), l’artista si incupisce ed il terrore ed una sorta di furor panico frequentano i suoi fogli. Allora la figurazione tende a sbriciolarsi e sì scheggia, esplode, impazzisce e sembra dimenarsi, rotola su se stessa e si fa gomitolo, ganglio, matassa, da cui spuntano occhi sbarrati e mani annaspanti, becchi come uncini, uncini come becchi rapaci, ganci e arpioni.

Culic sembra distruggere il mosaico del dolore e ricomporre i tasselli ad uno ad uno, pur nella loro apparente disobbedienza a farsi campo visivo unitario.La forma è distribuita in scansioni geometriche, prevalentemente giocate sul quadrato e, come in una scacchiera (alcuni vuoti come spazi inediti del silenzio) formano un tutto compiuto che osa trattenere la violenza della linea curva del cavallo, le carni trafitte dall’offesa: sembra che Culic ridistribuisca la Crocifissione di Grunewald nell’attesa che le braccia distese siano di nuovo percepite nella loro straziante naturalità.Poi, superando la passione del sentimento, si fanno i conti con il raziocinio della pittura-pittura e del disegno-disegno con tutte le variegate invenzioni e le intelligenti impaginazioni. Dragan Culic è talentuoso disegnatore, forte pittore e, quel che più conta appunto, un vero artista.

I cicli delle opere che sì richiamano tra di loro sono “Marionette”, “Sinonimi”, “Sciamani”, “Anime smarrite”, “Non mi ha sentito”, “Mitologica”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *